“Sento il dovere di dirvi che, in un caso come questo, il Ministro del Lavoro non pretende di collocarsi al di sopra delle parti, ma che sta con tutto il cuore da una sola parte: dalla vostra parte.”
(1968, Brodolini ai tipografi della Apollon in lotta per difendere il posto di lavoro)
Uomo politico e sindacalista, Giacomo Brodolini (Recanati 1920 – Zurigo 1969) ricoprì la carica di Ministro del Lavoro e della Previdenza sociale dalla fine del 1968 all’estate del 1969. In tale veste, promosse una vasta attività legislativa in materia previdenziale e sindacale; a lui si devono, pur nel breve periodo del suo dicastero, una serie di riforme in difesa dei diritti dei lavoratori.
In soli sei mesi riuscì a promuovere una serie di interventi molto importanti che hanno comportato:
Alla vigilia della sua partenza per Zurigo, da dove non sarebbe più tornato, Giacomo Brodolini riuscì con grande lucidità a fare approvare dal Consiglio dei Ministri il disegno di legge sulla riforma del lavoro, il c.d. Statuto dei lavoratori. Il disegno di legge approdò in Parlamento l’anno successivo alla sua morte, dove fu approvato il 20 marzo 1970 (Legge n. 300 del 20 marzo 1970). Esso costituisce il fulcro delle garanzie dei diritti dei lavoratori e ancora oggi è punto di riferimento delle discussioni circa i diritti e le libertà fondamentali nell’ambiente di lavoro.
(Discorso tenuto da Giacomo Brodolini al Congresso delle Acli nel 1969 a Torino)
Biografia
Giacomo Brodolini nacque a Recanati il 19 luglio 1920. Trasferitosi a Bologna, conseguì in quella città il diploma di maturità nel 1939. In seguito allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, fu chiamato alle armi e partecipò in qualità di ufficiale di complemento alle campagne di Albania e Grecia. Tornato in patria, venne inviato in Sardegna, dove rimase fino all'armistizio dell'8 settembre 1943. Qui si compì la sua formazione politica che lo vide entrare nelle file del Partito d'Azione, al quale aderì nel 1946 su impulso delle amicizie strette nella cerchia dei militanti antifascisti, primo tra tutti Emilio Lussu, divenendone in breve tempo uno dei più prestigiosi dirigenti nella sua Regione d'origine.
Sempre nel 1946 si laureò in lettere a Bologna con una tesi su Gustavo Modena, singolare figura di patriota-attore.
Dopo lo scioglimento del partito, avvenuto nel 1947, preferì rimanere fedele all'ala socialista (maggioritaria) e si schierò quindi a fianco del Partito Socialista Italiano (PSI). Il suo intenso impegno politico lo portò l’anno seguente alla carica di Segretario provinciale del PSI di Ancona e alla fine del 1950 alla carica di Segretario nazionale della FILLEA (Federazione Italiana Lavoratori del Legno, Edilizia ed Affini) della CGIL, incarico che lo portò a Roma. Alla guida della FILLEA rimase fino al 1955, quando fu nominato Vicesegretario della CGIL.
Nel 1953 era stato eletto alla Camera dei Deputati, dove rimase fino al 1968, allorché fu eletto Senatore.
Nel pensiero di Brodolini, il movimento dei lavoratori, riconquistata la propria unità e dotatosi di una strategia di sviluppo, avrebbe potuto svolgere un ruolo di primo piano nel cambiamento delle strutture produttive e nell’assetto democratico del Paese. Secondo la sua concezione, senza un movimento dei lavoratori forte non vi sarebbe stata la possibilità di porre in essere un serio programma riformistico.
Nel 1960 Brodolini aveva deciso di tornare all'attività di partito: ricoprì quindi la carica di Vicesegretario del PSI nel 1963, carica che mantenne fino al 1966. Nel 1968 divenne Vicesegretario della aggregazione PSI-PSDI*, sino all’incarico di Ministro del Lavoro e della Previdenza sociale nel secondo governo di Mariano Rumor (1968-1969), con il quale si compì la sua ultima e più intensa stagione politica.
Oltre alla serie di importanti riforme che riuscì a porre in essere in brevissimo tempo nella consapevolezza della sua fine imminente (il superamento delle "gabbie salariali", la prima organica riforma previdenziale, i provvedimenti di riforma del collocamento – per abolire l'odioso sistema del "caporalato" nei mercati di piazza della manodopera –, il risanamento del sistema mutualistico, un disegno di legge per la libertà sindacale e la tutela dei diritti dei lavoratori nei luoghi di lavoro), Brodolini diede un’impronta “personale” del tutto nuova al suo Ministero: si ricorda a questo proposito la notte del 31 dicembre 1968 trascorsa in tenda con gli impiegati della tipografia Apollon, in lotta per la difesa del posto di lavoro e la solidarietà espressa come Ministro ai braccianti di Avola in seguito alla morte di due lavoratori rimasti uccisi durante gli scontri con la polizia.
Alla sua morte, avvenuta per un male incurabile l'11 luglio 1969 a Zurigo, l’allora Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat gli conferì la Medaglia d'Oro al Valor Civile, con la seguente motivazione:
“Esempio altissimo di tenace impegno politico, dedicava, con instancabile ed appassionata opera, ogni sua energia al conseguimento di una più alta giustizia sociale, dando prima come sindacalista, successivamente come parlamentare e, infine, come ministro per il lavoro e la previdenza sociale, notevolissimo apporto alla soluzione di gravi e complessi problemi interessanti il mondo del lavoro. Colpito da inesorabile male e pur conscio della imminenza della sua fine, offriva prove di somma virtù civica, continuando a svolgere, sino all’ultimo, con ferma determinazione e con immutato fervore, le funzioni del suo incarico ministeriale, in una suprema riaffermazione degli ideali che avevano costantemente ispirato la sua azione”.
* Partito Socialista Democratico Italiano