Una legge per la democrazia industriale
Negli ultimi anni, il tema della natura dell'impresa e dello scopo sociale sono tornati alla ribalta. Da una predominanza dello shareholder value si è passati a riconoscere l’esigenza di una maggiore valorizzazione degli interessi degli stakeholders, in primis dei lavoratori, attraverso una pluralità di strumenti: la creazione di comitati interni di stakeholders (v. il Rapporto francese Notat-Senard), l'allargamento dei doveri fiduciari degli amministratori e l’ESG, la previsione di un dovere di diligenza ai fini della sostenibilità (c.d. human rights due diligence), sino all'introduzione di forme di partecipazione dei lavoratori.
Ma è la partecipazione lo strumento che, più di ogni altro, è in grado di garantire che gli interessi dei lavoratori siano realmente presi in considerazione nell’assunzione delle decisioni imprenditoriali ed evitare che ad essi si faccia un mero omaggio formale, finalizzato a consentire alle imprese di costruirsi una reputazione a prova di sostenibilità.
In questo contesto nel quale riparte ora, in veste più sommessa ma forse anche per questo più vicina al traguardo, una prospettiva di attuazione dell'art. 46 Cost., è parso opportuno alla Fondazione Brodolini rendere nuovamente fruibile questo scritto che era ormai diventato difficilmente reperibile, anche quale testimonianza di quella che fu la scuola giuslavoristica bolognese: un esempio pressoché irripetibile di pluralismo conflittuale tenuto insieme dalla comune finalità di contribuire all'evoluzione del diritto del lavoro.
Estratto dall'introduzione alla nuova edizione a cura di Luisa Corazza (Università del Molise), Luca Nogler (Università di Trento) e Orsola Razzolini (Università di Milano).
