Come stiamo ripensando il clima in montagna

Courmayeur si trova ai piedi del più grande ghiacciaio d’Europa, dove l’effetto dei cambiamenti climatici è e sarà più forte che altrove da un punto di vista economico, sociale e culturale. È proprio qui che dal 2022 la Fondazione Giacomo Brodolini coordina il progetto Courmayeur Climate Hub (CCH), finanziato dall’Unione europea tramite il fondo NextGenerationEU nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per supportare il Comune di Courmayeur nella realizzazione di una serie di interventi sul territorio.

Tra questi: la Biblioteca digitale delle montagne;  il Climathon, un hackathon di 24 ore per sviluppare soluzioni innovative al cambiamento climatico in montagna; e il Future Mountain Jobs, un format che sta coinvolgendo le studentesse e gli studenti delle scuole superiori all'interno di un programma incentrato sulla ricerca e l’ideazione di nuove figure professionali per la montagna.

Realizzato in collaborazione con diversi partner locali, il progetto ha al centro l'ambizione di introdurre nuove opportunità di fruizione turistica e soggiorno sostenibile e consapevole sul territorio, ridefinire e ampliare la dimensione attrattiva di Courmayeur – attraverso nuovi spazi di riferimento e come hub di studio sulla resilienza ai cambiamenti climatici e sulle modalità sostenibili per vivere la montagna – e favorire lo sviluppo di percorsi partecipativi e di cittadinanza attiva attraverso il network di stakeholder.

Ne parliamo con Marco Riva, project Manager e coordinatore del progetto per la Fondazione Brodolini.

La biblioteca digitale delle montagne inaugurata a Courmayeur alla fine di dicembre ha un ruolo fortemente simbolico, all'interno del progetto, anche in termini di impatto. Raccontaci meglio com'è nata l'idea e cosa rappresenta per il territorio.

La biblioteca è un tassello molto importante del progetto, e funge da anello di congiunzione tra gli interventi materiali e le linee di servizio previste dal Courmayeur Climate Hub. Innazitutto, la biblioteca è collocata presso la sede attuale della Fondazione Courmayeur, nello stesso immobile dell’ex Hotel Ange, un luogo che ha anche una valenza storico-culturale significativa, essendo tra i primi alberghi dell’arco alpino a esser stati costruiti. Adesso con i fondi del progetto il comune sta trasformando questo spazio nel nuovo centro polifunzionale “Courmayeur Climate Hub”. La biblioteca nasce da un’idea che era già in fase di sviluppo, e che il progetto ha consentito di valorizzare attraverso la digitalizzazione del patrimonio librario di Courmayeur e l’attivazione di una serie di eventi e iniziative collegati. L’obiettivo è quello di offrire una sorta di contenitore culturale, principalmente per le persone del posto ma non solo, un luogo di studio e approfondimento sul tema del "vivere la montagna" grazie a una collezione di oltre tremila testi legati al contesto alpino. L'intento è anche di avvicinare a queste tematiche un pubblico giovane, ragione principale della biblioteca "digitale": tramite la piattaforma, la biblioteca sarà infatti consultabile da pc e smartphone attraverso un sistema avanzato che integrerà testi, audio e video tramite un unico output per gli utenti.

A novembre 2023 si è tenuta la prima edizione del Climathon Courmayeur, un un hackathon non-stop di 24 ore a cui hanno partecipato circa 120 persone per "ripensare il clima", molte di queste avevano meno di 35 anni. Cosa è rimasto di quell'avventura?

Devo dire che è stato emozionante vedere tutte quelle persone giovani appassionarsi a queste tematiche e rimanere sveglie 24 ore consecutive per ideare nuove soluzioni e nuovi progetti. Suddivise in 15 team, le persone hanno cercato di sviluppare proposte su tre temi specifici: trasporti, acqua e rifiuti, in un’ottica di sostenibilità e legati ai cambiamenti climatici nel contesto alpino. Ogni sfida prevedeva un premio offerto dagli sponsor dell’evento, a cui se n’è aggiunto un quarto per il miglior progetto a favore del territorio valdostano. Per lo sviluppo delle loro idee, le persone partecipanti hanno ricevuto il supporto di tutor, e le sessioni di lavoro sono state intervallate da pillole formative e interventi di persone esperte sul tema – fra cui Simone Molteni, Direttore scientifico di Lifegate; Grammenos Mastrojeni, Vicesegretario aggiunto per l’Unione del Mediterraneo; Chiara Montanari, prima italiana Capo spedizione in Antartide. Oltre a quello di diffondere consapevolezza sui cambiamenti climatici in atto, è stata un'occasione unica per mettere insieme diverse intelligenze e riflettere sul nostro potenziale come cittadini e cittadine nei confronti del cambiamento climatico sul territorio. Non possiamo che ritenerci soddisfatti del risultato raggiunto, e non vediamo l’ora di organizzare la prossima edizione, che si terrà il 16 novembre 2024.

In una società in cui c'è una fuga generalizzata delle persone giovani dalle zone rurali, come viene vissuto il progetto Future Mountain Jobs dai ragazzi e le ragazze del liceo linguistico di Courmayeur?

I ragazzi e le ragazze si sono messi in gioco e hanno partecipato con entusiasmo al progetto, che prevedeva diverse fasi in cui ragionare sulle professioni attuali legate al territorio, capendone i bisogni e le competenze richieste. Si tratta di un format innovativo progettato da Fondazione Brodolini e il test pilota è stato così apprezzato che si sta valutando un’estensione in altri territori. Intanto, la seconda edizione nel Liceo di Courmayeur partirà ad aprile. Nella prima fase, le ragazze e i ragazzi hanno intervistato professionisti del territorio – da chi insegna sci a chi gestisce impianti a fune. La seconda fase ha previsto invece l’analisi di macro-tendenze a livello internazionale, quindi cercare di capire che tipo di impatto stanno avendo sulle professioni attuali della montagna i cambiamenti climatici, tecnologici, economici e sociali. La terza fase, quella cosiddetta “creativa” era dedicata a inventare le nuove professioni del futuro: con la loro fantasia e avendo ragionato sugli scenari futuri, i ragazzi e le ragazze si sono chiesti come cambieranno professioni come quella della guida alpina o dell’albergatore. Infine, nell’ultima fase hanno ragionato su quali competenze serviranno alle professioni future individuate e su come potersi preparare al meglio.

In questa fitta rete di attività, la Fondazione Brodolini sta mettendo in campo saperi e competenze anche tecniche per ripensare il clima in montagna, cosa lo ha reso possibile?

La Fondazione Brodolini lavora sul territorio valdostano dal 2017, occupandosi della gestione degli incubatori Pépinières d’Entreprises della Regione Valle d’Aosta, impegno grazie al quale in questi anni si è affermata come soggetto riconosciuto da parte di molti partner locali. Fra questi, il Comune di Courmayeur, che ci ha chiesto supporto nella progettazione di una strategia di sviluppo del territorio. Il bando legato al piano nazionale di ripresa è arrivato come un’ottima occasione per provare a realizzare alcuni di questi interventi. Sul territorio c’erano già diverse iniziative con questa missione, ma a mancare era una strategia di sviluppo integrata che tenesse insieme aspetti economici, sociali, demografici, culturali e di adattamento ai cambiamenti climatici. Il "Bando Borghi" del Ministero della Cultura, rivolto a piccoli comuni in fase di spopolamento, è stata la misura perfetta: Courmayeur è una delle principali mete turistiche a livello internazionale, ma risente anche di una forte stagionalità dei flussi, passando dai circa duemila abitanti alle 30.000 presenze nei periodi di maggior afflusso turistico. Abbiamo quindi ragionato sul futuro del territorio, legando il progetto al grande tema dell’adattamento ai cambiamenti climatici in montagna: quello che sta avvenendo a livello mondiale è evidente a tutti, ma l’impatto sulle aree montane è ancora più profondo. La volontà di proiettarsi verso il futuro è stata sicuramente il fattore che ha fatto sì che il Courmayeur Climate Hub sia risultato tra i progetti vincitori del bando a livello nazionale.

Quali saranno i prossimi passi di Courmayeur Climate Hub e cosa dovremo aspettarci dai mesi futuri?

Tra le linee di azione previste, di cui tre sono interventi materiali legati alla ristrutturazione e all’allestimento del già citato ex Hotel Ange dove sorge la biblioteca e che era in stato di abbandono da molti anni, gli altri sette interventi sono servizi immateriali, erogati dai diversi partner in modo coerente tra loro. Il filo conduttore è quello di intervenire sullo studio e sulla diffusione di consapevolezza rispetto al cambiamento climatico, co-progettando strategie di adattamento. Si tratta di operazioni dedicate a diversi tipi di pubblico: dall’ampia platea del Climathon, agli studenti e alle studentesse del liceo del Future Mountain Jobs, ai giovanissimi e alle giovanissime dagli 8 ai 15 anni che partecipano ai campi estivi sulle nuove tecnologie, fino ad arrivare agli esperti e alle esperte della montagna. A loro saranno dedicate due residency, realizzate da Fondazione Montagna Sicura: la prima, a novembre 2024, sarà curata dal responsabile scientifico di Davos e vedrà la partecipazione di personalità riconosciute a livello internazionale nella ricerca sul cambiamento climatico in montagna. C'è poi un piano strategico per il turismo sostenibile dedicato alla popolazione residente e agli operatori di settore, e un piano di comunicazione del progetto – che nel 2023 ha vinto il Premio Aretè, un importante riconoscimento per la comunicazione responsabile in Italia.