Raccontare le politiche pubbliche

Nell'era della disinformazione e dell'intelligenza artificiale, comunicare le politiche pubbliche significherà sempre di più adattarsi al cambiamento, investendo su innovazione, formazione e trasparenza. Da anni, la Fondazione Brodolini lavora al fianco delle Pubbliche Amministrazioni per restituire alle persone e ai territori l'impatto concreto delle soluzioni a cui lavorano quotidianamente, semplificando la complessità attraverso una comunicazione diretta e multicanale, focalizzata sul valore pubblico dei messaggi e che mira a costruire fiducia tra istituzioni e comunità.

Nel 2025 la Fondazione Brodolini ha affiancato diverse amministrazioni pubbliche nella comunicazione di politiche complesse, come lo sviluppo rurale in Veneto e i programmi ISF/BMVI del Ministero dell’Interno

Fra le diverse dimensioni che caratterizzano la riflessione sui processi di comunicazione, la dimensione valoriale della comunicazione delle politiche pubbliche è forse la meno immediata e, se vogliamo, anche la meno seducente. Si tratta di un ambito in cui è difficile definire con precisione l'azione e i suoi impatti e, allo stesso tempo, i risultati richiedono tempo per consolidarsi. Questa difficoltà nasce dalla differenza stessa fra i concetti consolidati di policy  e ​politics: il primo maggiormente orientato alla soluzione razionale di problemi complessi dell'economia e della società, il secondo più indirizzato verso soluzioni magari non ottimali, ma maggiormente in grado di attrarre consenso. Di fronte a questa natura profondamente differente, anche la comunicazione assume un ruolo e una funzione significativamente differente. Per Fondazione Brodolini, promuovere la comunicazione di politiche pubbliche complesse significa, da sempre, investire su un modello basato su trasparenza, impatto misurabile e valore pubblico dei messaggi, supportando le amministrazioni nel rendere credibili e attrattive le soluzioni razionali e complesse a cui lavorano quotidianamente. L'esperienza realizzata nel 2025 a supporto della politica di sviluppo rurale della Regione del Veneto e per i Programmi per la sicurezza del Ministero dell’Interno sono andati esattamente in questa direzione.  

La distanza tra cittadinanza e istituzioni è da tempo in aumento, ed è uno dei temi centrali del dibattito pubblico. Proprio per questo, la comunicazione delle politiche pubbliche non può e non deve inseguire un modello di consenso, ma fondarsi su un paradigma in grado di far comprendere obiettivi, risultati e benefici concreti delle politiche per cittadini, cittadine e territori. L'idea è quella di costruire relazioni di fiducia durevoli, basate sull’orientamento agli impatti, sulla centralità dell'evidenza, sul coinvolgimento attivo dei destinatari delle politiche stesse e su linguaggi semplici, che si adattino anche alla multicanalità che caratterizza le società contemporanee. Nel nostro modello di affiancamento alle amministrazioni pubbliche, non sempre abbiamo dato centralità a ciò che riteniamo "seducente" in termini di tecnica comunicativa, ma a ciò che è in grado di rendere le politiche pubbliche comprensibili e tangibili per le comunità. Si tratta di un percorso sicuramente più faticoso e, talvolta anche in controtendenza rispetto alle tecniche di fascinazione istantanea. Tuttavia, è una scelta che nel tempo consegna credibilità e reputazione tanto alla policy che accompagniamo, quanto alla nostra stessa azione e alla comunicazione che realizziamo.

La disinformazione rappresenta ormai una minaccia concreta che potremmo definire multilivello: un rischio per la credibilità dell'azione delle amministrazioni (locali e non), ma soprattutto un pericolo per la loro capacità di generare fiducia e partecipazione. L'effetto è quello di una minaccia per la qualità del dibattito pubblico e della stessa democrazia. Da questo punto di vista, come Fondazione Brodolini abbiamo il vantaggio di poter svolgere un ruolo chiave di mediazione fra conoscenza scientifica e azione pubblica. Nel concreto, la nostra esperienza consolidata nei processi di ricerca e analisi trova poi applicazione nell'azione di accompagnamento delle organizzazioni pubbliche – una sorta di ruolo ponte fra la dimensione analitica della Fondazione e l'esperienza applicativa che i nostri team realizzano quotidianamente con le amministrazioni. Potremmo definirci una sorta di "laboratorio permanente", attraverso cui le organizzazioni pubbliche sperimentano processi (e impatti) di un'azione comunicativa delle politiche pubbliche fondata sull'evidenza e sulla costruzione del trust di comunità, cioè un rapporto di fiducia stabile tra istituzioni e cittadinanza, piuttosto che sul semplice consenso. A fare la differenza è la variabile temporale: una maggiore quantità di tempo investita determina risultati maggiormente strutturali, riducendo così il pericolo di quell'effetto burst, cioè un picco breve e intenso che si spegne in fretta, che restituisce poco valore alle politiche pubbliche.

Nei progetti realizzati nel 2025, con l'Area Assistenza tecnica per le politiche pubbliche e la comunicazione abbiamo lavorato sulle strategie di contenuti, sulla narrazione dei territori a livello locale e nazionale e sulla valorizzazione dei benefici concreti delle politiche per le persone che abitano le comunità. 

Già da qualche anno abbiamo fatto delle scelte ben precise nel disegnare strategie di comunicazione maggiormente efficaci per veicolare valori e impatti delle politiche pubbliche, fra cui quella che potremmo chiamare "umanizzazione di comunità". Di fatto, abbiamo puntato su strategie e messaggi semplici per trasferire la complessità dei temi trattati a tutte le persone, favorendo il racconto di risultati diretti e impatti indiretti, e correlando il racconto dei benefici per i singoli individui a quelli per le collettività. Se dovessi dirlo con una formula, direi che abbiamo cercato di passare da una comunicazione che punta alla reazione immediata dei singoli a una comunicazione che costruisce fiducia nelle comunità. 

Guardando avanti, se dovessi immaginare quali saranno le competenze e gli strumenti che le istituzioni pubbliche dovranno sviluppare per affrontare un ecosistema informativo sempre più complesso e frammentato, ritengo sia necessario restare saldamente ancorati all'unica costante che caratterizza questa fase di cambiamento: l’incertezza. I dubbi su come evolveranno le democrazie, così come sui rischi e le opportunità connesse allo sviluppo dell'intelligenza artificiale e delle tecnologie, non possono che collegarsi agli impatti sulla capacità di definire gli obiettivi delle policy del futuro e di disegnarne i nuovi modelli di gestione e, quindi, anche di comunicazione. Per questo credo sia innegabile che, come per il contesto più generale, l'incertezza costituisca l’elemento di maggiore persuasione per costruire una sana visione del futuro della comunicazione pubblica. Questo significa, di fatto, fare dell’incertezza una condizione strutturale, a cui le istituzioni pubbliche devono essere preparate sia per rafforzare la propria credibilità che quella delle proprie politiche. Fare questo significa in sintesi lavorare a tre cose: una maggiore adattabilità istituzionale, fatta soprattutto di competenze predittive anche nella comunicazione, oltre che nelle politiche pubbliche; una maggiore trasparenza come elemento di costruzione della fiducia e non di mero adempimento formale; la promozione di innovazione e apprendimento continuo per costruire un ecosistema della comunicazione meno indirizzato al consenso e più orientato al valore pubblico.