Cosa dicono i dati sulle figlie delle straniere in Europa
In un rapporto pubblicato di recente dal Parlamento europeo, abbiamo tracciato una panoramica dei dati e degli studi esistenti sulle condizioni di vita e di inclusione sociale delle donne di discendenza africana, mediorientale, latinoamericana e asiatica che vivono nell’Unione europea. Il rapporto indaga l’inclusione partendo da alcuni indicatori considerati punti di osservazione strategica in materia: l’istruzione, le condizioni abitative, i modelli familiari e relazionali, l’inserimento lavorativo e le condizioni di salute delle donne di seconda e terza generazione in Europa.
Prima di entrare nel merito dei risultati della ricerca, è importante esplicitare la complessità di vissuti che l’etichetta “seconde e terze generazioni” rischia di celare. A tal proposito, riprendiamo dalla letteratura in materia i concetti di “integrazione” e “transnazionalismo”, entrambi ampiamente utilizzati dagli studi presi in considerazione dal rapporto. Mentre il primo sta generalmente a indicare il processo di adattamento reciproco tra la popolazione del paese di residenza e la popolazione immigrata e le persone discendenti dalla stessa; il transnazionalismo si riferisce, piuttosto, alle condizioni specifiche delle persone immigrate e da esse discendenti che mantengono con la cultura di origine dei legami materiali e simbolici, legami questi che sono significativi per spiegare l’agency e gli obiettivi di vita del sotto-gruppo di popolazione preso in considerazione.