Riscrivere il futuro dopo la Brexit
La Fondazione Giacomo Brodolini è in prima linea ormai da diversi anni nel promuovere il dialogo sociale e lo scambio di conoscenze tra comunità accademica, policy maker, istituzioni, società civile e settore privato.
In questa direzione, dal 2023, Fondazione Brodolini coordina il progetto Common Ground, cofinanziato dal Servizio per gli strumenti di politica estera (Service for Foreign Policy Instruments, FPI) della Commissione europea e al quale partecipano anche i partner britannici the3million Ltd e British Future, che ha l’obiettivo di ripensare le relazioni fra Unione europea e Regno Unito dopo la Brexit, sostenendo le comunità di cittadini e cittadine europee che vivono in UK.[1]
Uno dei compiti dell'FPI è quello di supportare il raggiungimento degli obiettivi di politica estera e di sicurezza comune dell'Ue, sostenendo la partecipazione alla vita democratica, la dignità umana e lo stato di diritto, costruendo alleanze e sfruttando l'influenza dell'Unione europea a livello globale. Le azioni nell'ambito di questo strumento contribuiscono a garantire che gli interessi, i valori e gli standard europei abbiano un impatto positivo sulla vita dei cittadini e delle cittadine nei paesi partner.
Nell'ambito del progetto, la Fondazione Brodolini ha promosso l'evento di networking Future cooperation among EU/UK Citizens: what civil society can do, che si è tenuto a Bruxelles il 26 giugno 2024. Per FGB, hanno partecipato Barbara De Micheli, Sara Giorgio e Gennaro Veneziano Labanca.
All'iniziativa hanno preso parte numerose Organizzazioni della società civile, insieme a cittadini e cittadine interessate a stabilire connessioni collaborative, allo scopo di mettere in evidenza i contributi positivi che le organizzazioni apportano alla società del Regno Unito e viceversa, favorendo il networking, la promozione di raccomandazioni dal basso e l'accesso ai finanziamenti per la creazione di nuove opportunità progettuali.
Partecipare all'incontro ha significato avere la possibilità di trarre ispirazione dalle esperienze reciproche, creare nuove connessioni e promuovere sinergie per amplificare l'impatto collettivo delle azioni proposte. Le realtà che hanno preso parte all'evento hanno apprezzato la possibilità di entrare in contatto con altre organizzazioni e professionisti, e di lavorare in piccoli gruppi su questioni concrete.
Del resto, la ricerca Beyond Brexit: Public perspectives on the future UK-EU relationship, realizzata nel 2023 nel quadro delle attività del progetto, aveva già messo in luce il desiderio della cittadinanza di sviluppare legami più stretti con l'Unione europea, adottando un approccio pragmatico sui temi di cooperazione, dando risalto alle esperienze individuali vissute dai cittadini e dalle cittadine del Regno Unito e promuovendo la condivisione di contributi positivi, che rafforzano le relazioni e contribuiscono alla costruzione di una società più inclusiva ed equa.
La survey e i focus group realizzati su un campione di popolazione nel Regno Unito hanno evidenziato come le persone siano favorevoli a un dibattito meno acceso e a una maggiore collaborazione fra Regno Unito e Unione europea su temi come la criminalità internazionale e il terrorismo, il commercio, la cooperazione nella scienza e nella ricerca, la difesa, le dogane, la salute internazionale, la mobilità, la sostenibilità e il cambiamento climatico, e i diritti umani.
Rispetto al target di popolazione europea nel Regno Unito, la graduale riduzione di interesse da parte dei media britannici per il tema della Brexit ha progressivamente rafforzato il ruolo della società civile, che si è resa collettrice di istanze dal basso. Un ruolo delicato, quello di raccogliere la diversità di voci e la gravità dei problemi che la comunità di cittadini e cittadine europee stavano e stanno tuttora sperimentando, promuovendo un cambio di narrazione pubblica sul tema della migrazione.
Da un punto di vista metodologico, l'evento è stato suddiviso in due parti. Nella prima, aperta alle sole organizzazioni della società civile e alla cittadinanza, sono stati illustrati i principali risultati della ricerca e realizzati due cicli di workshop su quattro tra le molteplici aree tematiche prioritarie individuate dal progetto: diversità e giustizia sociale, scienza e ricerca, mobilità, sostenibilità e cambiamento climatico.
Ogni workshop è stato introdotto da un discorso di apertura di un relatore o di una relatrice, che ha presentato il proprio punto di vista sulle principali sfide e le lezioni apprese nel settore.
Successivamente, è stato dato spazio alla discussione collettiva all'interno di un contesto sicuro, dove le persone partecipanti hanno potuto confrontarsi apertamente sulle principali priorità per la cooperazione, gli ostacoli, le lezioni apprese da precedenti esperienze e le opportunità per il futuro, inclusi i possibili finanziamenti.
Una raccomandazione particolarmente rilevante, emersa all'interno del workshop su diversità e giustizia sociale, è stata la necessità di adottare un approccio intersezionale e di focalizzare le azioni su due principali priorità: la necessità di investimenti a lungo termine, perché la giustizia sociale richiede tempo, e la costruzione di ponti tra molteplici background culturali e sociali.
Nella seconda parte dell'evento, in seguito a un esercizio di brainstorming, i e le rappresentanti istituzionali dell'Unione europea sono stati invitati ad ascoltare i principali punti emersi in ciascuna discussione tematica, comprese le intuizioni chiave e le raccomandazioni per il futuro coinvolgimento della società civile.
Per la buona riuscita dell'iniziativa è stata determinante la volontà delle organizzazioni della società civile di raccontarsi e di partecipare in prima persona per far ascoltare la propria voce, diventando protagoniste attive del cambiamento, riportando bisogni autentici e rappresentativi del contesto in cui operano.
Note
[1] Al 30 settembre 2023, l'Eu Settlement Scheme aveva ricevuto 7,7 milioni di domande. Queste stime si riferiscono alle domande ricevute, non ai e alle richiedenti, e includono quelle ripetute dalla stessa persona, ma l'Home Office stima che 6,2 milioni di cittadini e cittadine dell'Ue abbiano fatto domanda per il programma.